“Immunizzazione nella Long-Term Care”. Vito Ercole, Vaccine Lead Italia, Pfizer

La popolazione italiana – e quella europea – sta invecchiando, ma vivere più a lungo non significa necessariamente vivere meglio. Qual è il contributo della vaccinazione per affrontare efficacemente i fenomeni della cronicità e dell’invecchiamento?

In un Paese sempre più longevo come l’Italia, dove la speranza di vita è in costante aumento, la salute degli over 65 diventa fondamentale. All’allungamento della speranza di vita però non sempre corrisponde un’altrettanta elevata qualità della stessa: circa un anziano su due soffre di almeno una malattia cronica grave, per questo diventa sempre più importante un approccio alla prevenzione nell’età adulta che veda la vaccinazione in prima linea come strumento efficace di prevenzione primaria proprio in quelle fasce di età più avanzate. Secondo quanto riferito dall’Istituto superiore di sanità, i vaccini rappresentano infatti uno degli interventi sanitari dal miglior profilo costo-beneficio sul breve e lungo termine. A titolo di esempio, i risultati di alcuni studi riportati anche all’interno del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019, evidenziano che 1 euro speso per le vaccinazioni può liberare fino a 24 euro re-investibili in assistenza clinica per chi si ammala.

L’Italia è di fatto il primo Paese europeo in termini di tutela vaccinale offerta gratuitamente ai cittadini durante tutto l’arco della vita. Cosa manca affinché la vaccinazione venga realmente percepita come una componente chiave di prevenzione di routine per preservare la salute dei nostri anziani?

L’importanza delle vaccinazioni è un tema che interessa la popolazione italiana a tutto tondo. Purtroppo, le barriere contro le quali oggi ci scontriamo partono dall’immunizzazione in età pediatrica per espandersi a quella dell’età adulta. E se da un lato possiamo dire che vaccinare gli adulti è diventato l’orientamento di istituzioni e società scientifiche, dall’altro sembrerebbe che questo ancora non trovi altrettanti consensi tra i diretti interessati, forse anche in virtù del fatto che ancora oggi si considerano i vaccini come una misura di prevenzione riservata all’infanzia.

Affinché si verifichi un reale cambio di paradigma è necessario lavorare a diversi livelli. La classe medica, per competenze e ruolo, ha l’opportunità di sostenere il valore della vaccinazione a favore di un invecchiamento in salute, accompagnando il cittadino in un percorso di consapevolezza che lo porti alla scelta responsabile della vaccinazione. Le autorità competenti, Ministero della Salute in primis, hanno un ruolo importante nello sviluppo di campagne di informazione efficaci. Infine, va sottolineato il ruolo cruciale dei media nella promozione di una corretta informazione sull’uso dei vaccini e sulle opportunità di prevenzione per le persone over 65.

Quali sono le prospettive future nel campo della vaccinazione per l’anziano?

Quella delle vaccinazioni è un’area che continua ad evolvere rapidamente, forte della ricerca e dell’innovazione scientifica che offrono nuove opportunità di prevenzione e promozione della salute lungo tutto l’arco della vita, attraverso vaccini diretti contro malattie di notevole importanza anche per gli adulti ed anziani. Nuovi vaccini sono in fase di studio per malattie gravi e potenzialmente fatali ma non possiamo prescindere da una piena applicazione di quello che è il calendario vaccinale oggi in vigore che ancora vede coperture non ottimali in tutte le fasce di età. In Italia possiamo essere orgogliosi di avere un calendario vaccinale estremamente avanzato che assicura un’offerta importante anche per gli over 65 proteggendoli da gravi malattie; riuscire a far diventare queste vaccinazioni una pratica comune sarà un grande traguardo.