“Innovazione tecnologica e organizzativa a supporto della Long-term Care”. Luca Rizzi, Chief of IT, RBM, Assicurazione Salute

L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie croniche e il crescente numero di persone non autosufficienti impongono di identificare modelli organizzativi e di servizio in grado di rispondere ai nuovi bisogni assistenziali, in una logica di sostenibilità di Sistema. In che modo il “secondo pilastro” sanitario può rivelarsi strategico per garantire la salute di tutti?

Negli ultimi anni il macro-tema della cronicità ha assunto sempre maggiore rilevanza per il Servizio Sanitario Nazionale, come conseguenza dell’aumento dell’aspettativa di vita, della capacità delle scienze mediche di trasformare in patologie a decorso cronico anche malattie gravi, e del cambiamento in positivo di alcune condizioni di vita legate ai fattori ambientali e nutrizionali. Mentre lo scenario sociodemografico si è radicalmente modificato e la gestione delle patologie croniche ha assunto un approccio incrementale, di continuo monitoraggio e studio del paziente, i modelli sanitari non hanno subito nessun tipo di trasformazione e sono di fatto rimasti legati ad una visione della presa in carico del paziente “tradizionale”. Questa distonia ha delle ricadute significative sull’efficienza del servizio sanitario che, sia in termini di cure e prestazioni offerte, sia in termini di spesa sanitaria, è ancora ampiamente concentrato sulle malattie gravi, tradizionalmente identificate come acute, piuttosto che su un’assistenza di tipo continuativo, rivolta in particolare ai pazienti anziani e fragili. Anche la percezione, da parte dei pazienti, dell’impatto che hanno le patologie croniche, tanto a livello globale quanto sulla qualità di vita del singolo – perdita di autonomia, aumento delle disabilità, ecc. –, non corrisponde pienamente a quello che è il reale burden della cronicità. Infine, ma non meno importante, c’è il problema della raccolta dei dati sul paziente che è ancora sostanzialmente concentrata nel momento dell’acuto, piuttosto che sull’intero percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale del malato. L’approccio del “secondo pilastro” può rivelarsi strategico per intervenire su queste distonie, e in questo senso soggetti quali le Compagnie Assicurative possono portare un forte contributo di investimento, di tecnologia e di modello innovativo a maggiore garanzia della salute dei cittadini.

Qual è lo stato dell’arte delle realtà sul territorio che forniscono servizi di gestione a livello previdenziale e organizzativo a supporto della long-term care?

Il contesto in cui viviamo non è ancora del tutto pronto a giocare la partita della long-term care che necessita dell’adozione di modelli innovativi in grado di rispondere alla domanda di prestazioni sociosanitarie di lunga durata, afferenti all’area della cronicità. Lo scenario attuale è quello di iniziative sporadiche portate avanti dalle grandi strutture sanitarie presenti sul territorio, ma anche a livello regionale si sta iniziando a muovere qualcosa. Senz’altro manca un approccio di sistema, omogeneo e complessivo, e, anche in questo senso, l’intervento del secondo pilastro potrebbe rivelarsi strategico nell’accompagnare l’evoluzione della trasformazione dei servizi per la cronicità a livello sistemico.

In che modo la tecnologia può rappresentare un “facilitatore” per coniugare servizi di qualità e un utilizzo razionale delle risorse?

Negli ultimi anni ci sono stati due importanti sviluppi a livello tecnologico: il primo riguarda le nuove tecnologie dei dispositivi IoT (Internet of Things, ndr), la cui applicazione si è estesa all’ambito clinico. Sono ormai disponibili sul mercato una serie di dispositivi diventati alla portata di tutti, come gli strumenti per la misurazione della pressione, il controllo dei livelli di glucosio, elettrocardiografi, spirometri e così via, che consentono al paziente di monitorare nel continuo il proprio stato di salute ed intervenire tempestivamente in caso di necessità. L’altro aspetto determinante in tema di innovazione, è la capacità di analizzare, attraverso le tecniche di data analytics, i dati su vasta scala. Abbiamo oggi la capacità di raccogliere una grande quantità di dati da un ampio numero di pazienti, e soprattutto di poterlo fare a cadenza regolare. Questo patrimonio di dati assume due valenze: in primo luogo rappresenta una miniera preziosa per gli specialisti, per le valutazioni di tipo clinico sulle condizioni del paziente, in secondo luogo, consente scoprire di far emergere una serie di fenomeni nascosti di fondamentale rilevanza clinica ed epidemiologica. In questo senso, come compagnia assicurativa salute abbiamo reso strategica e centrale questa capacità di combinare tecnologie avanzate per l’assistito e le potenzialità dell’intelligenza artificiale per interpretare i dati e essere di ausilio alle valutazioni mediche.4