“Assistenza domiciliare e modelli organizzativi”. Cyrille Ferrachat, Direttore Generale Medicasa Italia S.p.a, Gruppo Air Liquide

Lo sviluppo dei servizi di assistenza domiciliare a favore dei pazienti anziani e non-autosufficienti è oggi una delle priorità del Servizio Sanitario Nazionale per far fronte al progressivo invecchiamento della popolazione. Quali sono le questioni ancora aperte su questo fronte?

Lo sviluppo di servizi di assistenza domiciliare a favore dei pazienti anziani e non-autosufficienti dovrebbe rappresentare una priorità per il Servizio Sanitario Nazionale, sia per far fronte al progressivo invecchiamento della popolazione, sia per assicurare ai pazienti continuità di cura presso la loro abitazione, migliorandone significativamente la qualità di vita.

Ci sono diverse questioni ancora aperte che dovranno essere tempestivamente affrontate per assicurare lo sviluppo dell’assistenza domiciliare integrata (ADI) nei prossimi anni. Innanzitutto, il servizio viene attualmente gestito in maniera estremamente eterogenea e poco strutturata nelle diverse Regioni italiane; sarebbe, quindi, indispensabile convergere verso modelli comuni di erogazione, come ad esempio l’accreditamento di soggetti erogatori, che consentano alle organizzazioni coinvolte di competere virtuosamente sulla qualità delle prestazioni offerte e che rendano la misurazione dell’outcome sanitario raggiunto un indicatore di performance del servizio reso. Tali modelli si prestano, d’altronde, anche a una maggiore centralità e coinvolgimento del paziente e della sua famiglia che possono scegliere il soggetto di cura ritenuto più idoneo ed affidabile.

Appare, inoltre, indispensabile che il Servizio Sanitario Nazionale fissi degli obiettivi minimi di assistenza, per numero di assistiti anziani e non-autosufficienti presi in carico, ed individui risorse economiche adeguate e certe a copertura del fabbisogno da soddisfare, possibilmente assicurando un’idonea integrazione con la componente sociale.

Infine, le opportunità offerte dalla digitalizzazione e dalle nuove tecnologie dovranno certamente contribuire a rendere più omogenei e replicabili i flussi delle attività nelle diverse realtà territoriali e a garantire maggiore compliance nel follow-up delle cure.

L’assenza di modelli organizzativi e processi assistenziali omogenei sul territorio nazionale rappresenta un limite all’innalzamento degli standard di qualità dei servizi offerti? Qual è il ruolo della tecnologia, pensiamo alla telemedicina, nel processo di evoluzione dell’ADI?

La tecnologia rappresenta un’indiscutibile opportunità per favorire l’omogeneità nei modelli organizzativi e processi assistenziali erogati al domicilio e per assicurare un innalzamento degli standard qualitativi offerti. In particolare, reputo che l’informatizzazione dei documenti (Piano Assistenziale Individualizzato, diario domiciliare digitalizzato, ecc.) possa garantire il pieno coinvolgimento di tutti gli attori dell’assistenza (Distretto, Medico di Medicina Generale, erogatore di servizi di ADI, specialista, ecc.), offrendo un aggiornamento in tempo reale del percorso di cura e delle condizioni di salute dell’assistito e riducendo eventuali rischi associati alla gestione e trasmissione cartacea delle informazioni. Appare indispensabile, però, che queste tecnologie vengano orientate da standard nazionali comuni al fine di evitare il diffondersi di portali/protocolli differenti da Regione a Regione, che possono inevitabilmente rappresentare un limite all’integrazione.

Credo, inoltre, che la telemedicina in tutte le sue diverse soluzioni sia un servizio decisivo per ottimizzare la gestione clinica di pazienti impossibilitati a lasciare la propria abitazione per recarsi in ospedale, però andrebbe integrata nell’organizzazione della presa in carico e riconosciuta nell’offerta complessiva.

Quale contributo può derivare dal confronto tra pubblico e privato per superare la frammentazione e standardizzare i processi?

La collaborazione tra pubblico e privato rappresenta sicuramente una delle modalità per raggiungere più rapidamente obiettivi chiave nell’assistenza domiciliare su due fronti: innovazione dei modelli organizzativi, supportata dall’introduzione di tecnologie digitali; e formazione degli operatori sanitari sulle competenze che dovranno sviluppare nell’era digitale.

Questo permetterà di standardizzare i processi, ma soprattutto di misurare i risultati di cura e soddisfazione del servizio con l’introduzione di indicatori di performance (KPI) che permettano di confrontare i diversi soggetti erogatori.