“Long-Term Care e residenzialità degli anziani”. Mariuccia Rossini, Presidente e Amministratore Delegato, Korian Italia

Quale dovrebbe essere il modello italiano fra domiciliarietà e residenzialità?

Nel “modello italiano” le risposte alla non autosufficienza degli anziani sono la domiciliarità, che interessa 2,5 milioni di persone con un ruolo centrale delle famiglie, e la residenzialità, fondata sulla rete territoriale di presidi sociosanitari e socioassistenziali. La domiciliarità è un’opzione con un forte impatto sulla vita delle famiglie: impegni e carico sui figli, mantenimento di una badante, spese per il mantenimento di abitazioni datate o senza ascensore (Fonte: ricerca Auser, su dati CENSIS). In particolare, alcuni dati fanno riflettere sull’inadeguatezza del sostegno ai nuclei familiari. Ad esempio, l’assistenza domiciliare non sempre è garantita dai comuni e l’offerta del servizio nel quinquennio 2009-13 è calata dall’86,3 all’85,7% a livello nazionale. Inoltre, la percentuale di comuni che eroga un servizio di assistenza domiciliare tramite voucher, assegni di cura o buoni sociosanitari è rimasta invariata dal 2009 al 2013 senza crescere. La scelta di far ricoverare i propri cari in una struttura residenziale consente all’anziano non autosufficiente di usufruire di una vasta serie di servizi. Il ruolo-chiave è giocato dal team di operatori che lavora all’interno della struttura, ma anche dalla comunità nella quale il Senior entra a far parte, con tutte le ricadute positive in termini di socializzazione e stimoli positivi. I dati però non sono incoraggianti e portano in primo piano imponenti difficoltà logistiche e organizzative. I posti letto pubblici o privati per i non autosufficienti coprono meno del 10% del fabbisogno: 270.000 posti letto rispetto a 2,8 milioni di non autosufficienti. Le cure domiciliari sono, inoltre, largamente insufficienti a colmare il gap: si tratta, in media, di 17 ore annue per paziente preso in carico (Fonte: Report Oasi del CERGAS Bocconi 2016). Le soluzioni a cui ricorrono le famiglie sono il ricovero in regime di solvenza completa, l’impegno diretto nella cura del parente o il ricorso a una badante. Tale meccanismo, però, si basa su una combinazione di equilibri sociali destinati a scomparire. Se oggi, infatti, il rapporto tra anziani e popolazione attiva è 35 a 100, nel 2065 sarà 60 a 100. Il sistema pensionistico ha, inoltre, tutelato i redditi medi degli anziani, rimasti pressoché invariati tra il 2006 e il 2014 mentre quelli dei giovani tra i 19 e i 34 anni sono diminuiti di 20 punti percentuali, ma il progressivo passaggio al sistema contributivo è destinato a ridurre anche i redditi da pensione (Fonte: Report Oasi del CERGAS Bocconi 2016).

Quali sono i principali cambiamenti in corso nel mondo delle RSA?

Le RSA sono diventate un contesto di vita oltre che di cura, c’è una presenza attiva dei familiari nelle strutture residenziali che deve diventare una risorsa per la cura, dobbiamo studiare insieme nuovi percorsi per una valorizzazione in questo senso. Bisogna porre una nuova attenzione agli aspetti alberghieri, dalla ristorazione, al comfort, alla privacy e andare oltre la “sola cura”. È in corso una maggior focalizzazione sulla riabilitazione cognitiva, non si lavora più solo sul sintomo ma sul benessere generale e si pone attenzione alla qualità di vita dell’ospite residente. Vista la tipologia di personale standard presente nelle RSA è utile e prioritario ripensare la formazione degli operatori OSS; in questo contesto di RSA la formazione è insufficiente; si deve rivedere il percorso di studio OSS alla luce del ruolo fondamentale nella presa in carico, con contenuti più tecnico/specialistici e anche relazionali. Infatti, bisogna portare avanti il concetto ampio di “operatore geriatrico” per una presa in carico olistica/globale per tutti gli operatori dagli OSS, agli infermieri ai Medici; è necessaria un’alta interdisciplinarietà e integrazione degli operatori per tutti gli aspetti relativi alla presa in carico. Alcuni nuovi strumenti tecnologici, come per esempio la Cartella Informatizzata, sono il primo passo per l’integrazione: registrano tutti gli operatori, le informazioni fruibili e condivisibili da tutti gli attori della presa in carico, fruibilità e confronto su PAI e obiettivi dell’ospite.

Quali i nuovi approcci alla residenzialità degli anziani?

Fra le nuove soluzioni residenziali per over 65 si sta facendo strada il Silver Housing indipendente. Ispirato dalla “Feel at Home Philosophy”, questo format abitativo-assistenziale trova la sua declinazione negli appartamenti protetti. Si tratta di una formula innovativa pensata per gli anziani non autosufficienti che non necessitano di assistenza medica full time. Gli appartamenti sono caratterizzati da spazi abitativi con aree condivise di incontro e socializzazione, ma anche dalla presenza quotidiana di personale medico in loco per la somministrazione delle medicine e il monitoraggio delle condizioni di salute. Ideali per conciliare indipendenza e privacy con l’assistenza medico sanitaria, gli “assisted flats” sono meno costosi dell’istituzionalizzazione e consentono ai Senior di rimanere nella propria casa il più lungo possibile, mantenendo tutti i vantaggi della loro Comfort Zone.

Considerando la popolazione italiana degli over 60, che attualmente raggiunge i 17 milioni di persone, e il tasso di penetrazione in Francia e Regno Unito, si stima che il numero di appartamenti protetti a livello nazionale possa essere compreso fra le 35 mila e le 124 mila unità, per un totale di 87 mila clienti potenziali (Fonte: Pwc su dati Istat). A confermare questa proiezione sono anche i recenti dati che rivelano che i «Silver» hanno spese percentuali più elevate della media nazionale riguardo all’abitazione e ai servizi sanitari e per la salute.

In questo quadro, le piattaforme tecnologiche possono giocare un ruolo chiave nella ricomposizione delle dinamiche di domanda e offerta, consentendo sia una migliore centralizzazione dei servizi assistenziali e residenziali, sia una più efficiente allocazione delle risorse su base territoriale, con conseguente miglioramento del livello di soddisfazione degli utenti.