“Puntare sull’innovazione in prevenzione e cura per coniugare sostenibilità e più vita in buona salute”. Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato, MSD Italia

L’integrazione tra innovazione tecnologica e innovazione digitale può essere una valida risposta ai bisogni del paziente anziano e cronico?

L’innovazione tecnologica e in particolare le scoperte, o le invenzioni come ci piace definirle, di farmaci e vaccini innovativi hanno consentito di allungare la vita delle persone con una speranza di vita alla nascita che nessuno di noi si sarebbe aspettato solo 30 anni fa. Infatti, un bambino che nasce oggi ha la possibilità di vivere più a lungo di ben 5 anni rispetto ai suoi genitori. Un 65enne di oggi in Italia ha davanti a sé ben 20 anni di vita di più rispetto agli altri paesi europei, ma purtroppo di meno se si pensa in termini di qualità di vita e disabilità.

La cronicità è la vera epidemia da affrontare in una prospettiva complessiva dove tutti gli attori devono impegnarsi per aggiungere vita in buona salute agli anni guadagnati. Per affrontarla è necessario reingegnerizzare il servizio sanitario, in modo da offrire cure sanitarie e sociali il più possibile vicine al paziente, che deve poter rimanere nella propria casa supportato da servizi in grado di monitorare il suo stato di salute e intervenire in caso di emergenza.

Diabete e Alzheimer sono le sfide da vincere nei prossimi decenni per garantire più vita agli anni in paesi come l’Italia dove la prevalenza è in crescita. MSD continua a fare ricerca perché come azienda di ricerca che investe il 18% del proprio fatturato in R&S abbiamo il dovere di rispondere, in primis, ai bisogni di salute pubblica e per questo continueremo a investire per trovare soluzioni innovative ai bisogni di salute.

L’innovazione digitale è sicuramente un’area che sta rivoluzionando la nostra vita e che, se ben utilizzata, può contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone e la conoscenza sugli esiti delle terapie. Non solo, la tecnoassistenza, su cui abbiamo investito con Vree Health, viene in aiuto alla necessità di garantire all’anziano fragile un supporto H24, sia per una migliore aderenza alle terapie mediche e farmacologiche che per la prevenzione.

Quali sono, a suo avviso, le strategie per sostenere il peso della cronicità nel lungo termine?

Innanzitutto, aumentando gli investimenti in salute adeguando il Fondo Sanitario Nazionale (FSN) alla crescita del PIL e ai FSN dei più importanti Paesi europei. Nel nostro Paese dobbiamo cominciare a vedere il Servizio Sanitario Nazionale non come una spesa, bensì come un investimento che deve crescere con la crescita del PIL ed essere allineato con la spesa sanitaria pubblica di paesi come Francia, Germania e Inghilterra. Purtroppo, in Italia è aumentato il contributo privato alla spesa sanitaria e la percentuale di spesa sanitaria pubblica rispetto al PIL è diminuita. Si è invece ridotto enormemente il deficit delle Regioni rispetto al Fondo Sanitario Regionale, soprattutto nelle Regioni a piano di rientro. Tuttavia, il divario tra le Regioni del Nord e quelle del Sud in termini di organizzazione e qualità dei servizi si è ulteriormente allargato con conseguenze sugli esiti di salute dei cittadini, come testimoniato dai dati di morbilità e mortalità per malattie cardiovascolari e tumori.

Poi: investire in Prevenzione, che è un vero smart spending. Un esempio su tutti: 1 euro per la vaccinazione fa risparmiare fino a 16 euro di spesa per curare chi si ammala (considerando anche le risorse economiche generate da persone in salute il rapporto costo/beneficio sale a 1:44).

Quindi, puntare sull’innovazione in prevenzione e cura. Come previsto dal Sustainable Goal 3 delle Nazioni Unite, bisogna assicurare vite in salute e benessere a tutte le età. L’innovazione scientifica ci ha fatto guadagnare 10 anni di speranza di vita in Italia negli ultimi 40 anni, ha consentito di allungare la sopravvivenza al cancro e in alcuni casi di cronicizzare la malattia, di eradicare malattie con i vaccini e di ridurre quasi a zero la mortalità infantile. L’Active and Healthy Ageing è ormai un imperativo per tutti i Governi per garantire anche la sostenibilità. In un secolo la mortalità si è dimezzata e sono diverse le cause di morte. Grazie ai vaccini e agli antibiotici le malattie infettive non sono più tra le prime 10 cause di morte. Tuttavia, abbiamo un crescente pericolo dovuto all’AMR (antimicrobial resistance – antibiotico-resistenza, ndr). Anche qui è necessario un approccio One Health e bisogna nuovamente investire nella ricerca di nuovi antibiotici per i germi resistenti che rappresentano un grave pericolo per l’anziano fragile ospedalizzato.

C’è infine bisogno di una visione olistica del sistema sanitario e sociale che consideri gli impatti che l’introduzione di una tecnologia sanitaria apporta all’intero sistema economico e sociale.

Le aziende farmaceutiche come possono supportare il Servizio Sanitario Nazionale per affrontare la complessità della presa in carico nella Long-Term Care?

Innanzitutto, facendo ricerca e sviluppando soluzioni innovative per i principali problemi di salute pubblica in base ai trend epidemiologici e alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le aziende che hanno la Ricerca e la Scienza nel proprio DNA, come MSD – che ho l’orgoglio di rappresentare in qualità di presidente e amministratore delegato in Italia – hanno sempre risposto agli appelli che la sanità pubblica globale ha lanciato: è il caso delle malattie infettive e dei vaccini e degli antibiotici durante la Seconda Guerra Mondiale, dell’HIV, dei Tumori, dell’HCV, dell’Alzheimer o, più recentemente, di Ebola o delle malattie rare.

Poi sviluppando partnership che consentano l’uso appropriato dei farmaci e dei vaccini e che rendano accessibile la cura a tutti i pazienti che devono essere adeguatamente informati dal medico che si deve avvalere di equipe multidisciplinari per l’empowerment del paziente e per un’aderenza a corretti stili di vita e a strumenti di prevenzione utili a garantire il proprio invecchiamento in salute giorno dopo giorno.

L’intento è quello di contribuire a mettere veramente il paziente informato ed “esperto” al centro del sistema sanitario e di garantire prevenzione e cure appropriate e personalizzate con un’attenzione all’aspetto umano e alla prossimità.

Vorrei finire con quanto ci ha insegnato il nostro fondatore George Merck già nel 1950 e che campeggia in tutte le hall delle nostre sedi nel mondo:“Ricordiamoci che la medicina è per il paziente. Non ci dimentichiamo mai che la medicina è per le persone”.

“Come possiamo portare il meglio della medicina a tutte le persone? Non possiamo riposarci finché i nostri migliori risultati non siano stati resi disponibili a tutti.”