“Digital solutions per migliorare la qualità assistenziale nella Long-Term Care, con un impiego più appropriato delle risorse”. Simona Braghi, Medical Affairs Manager, Johnson &Johnson Diabetes Care

Come si è evoluto il concetto di innovazione a supporto della Long-Term Care?

Quando si parla di innovazione assistenziale e, in particolare, si fa riferimento alla gestione della cronicità, credo si debbano includere alcuni aspetti e obiettivi fondamentali:

(1) garantire la sostenibilità del sistema. A tutt’oggi il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è ancora per lo più organizzato per trattare le acuzie, utilizzando modelli di gestione separati per le diverse patologie. Questi modelli, da qui al prossimo futuro, non potranno più esser sostenibili allorchè applicati alla maggior parte delle patologie che sono, e saranno sempre più, di tipo cronico. (2) Ridurre la distanza tra ospedale e territorio, favorendo approcci di tipo integrato, per esempio con il coinvolgimento mirato della Medicina Generale. (3) Passare da un concetto di cura a quello del prendersi cura, ossia avere un approccio centrato sulla persona e non solo sul paziente, finalizzato non soltanto alla rimozione della causa-sintomo, ma anche alla presa in carico della parte emotiva-psicosociale della persona. (4) Migliorare l’aderenza terapeutica, elemento chiave del successo clinico e della sostenibilità del SSN. (5) Realizzare partnership con le amministrazioni: aspetto cruciale per una visione innovativa di Azienda o più in generale di un “player” dell’area salute. (6) Integrare risorse e fare rete: non solo a livello amministrativo-azienda ma anche in senso più ampio, estendendo il processo a tutti gli attori. (7) coinvolgere il cittadino: un approccio innovativo assistenziale alla cronicità non può prescindere dal coinvolgimento delle persone e, laddove vi siano, delle associazioni pazienti

Detto ciò, e facendo riferimento al diabete che rappresenta un modello emblematico di polipatologia cronica con forte impatto epidemiologico e socioeconomico sanitario, è chiaro che non basti più pensare all’innovazione in termini di disponibilità di nuovi prodotti (farmaci e tecnologie), ma occorra ampliare il concetto di prestazione di cura, erogando anche servizi che soddisfino gli obiettivi sopra citati.

Ci può fare un esempio?

Consideriamo il diabete: si tratta di una, anzi della cronicità per eccellenza e per priorità assistenziale a livello mondiale. In questi ultimi anni, si è assistito a un crescente sviluppo e disponibilità di prodotti intesi come farmaci efficaci e sicuri nonchè di tecnologie innovative, eppure, nonostante ciò, ancora oggi, solo poco più della metà dei pazienti raggiunge gli obiettivi terapeutici di buon controllo glicometabolico. Una delle ragioni principali di questo “insuccesso” è la scarsa aderenza terapeutica che comporta un forte impatto negativo sugli outcomes clinici e sui costi assistenziali. I fattori principali legati al paziente e responsabili della bassa applicazione alle raccomandazioni terapeutiche, sono diversi: mancanza o scarsa conoscenza dei benefici del trattamento, incapacità di capire il senso della terapia o dei dati raccolti (ad esempio rispetto all’automonitoraggio glicemico), la dimenticanza dell’assunzione farmaco o dell’esecuzione del controllo glicemico, la polifarmacoterapia, la medical literacy, il livello socioculturale, il decadimento cognitivo. Ebbene: andare a lavorare sull’aderenza e cercare di supportare il paziente sul miglioramento di queste difficoltà, ha il potenziale beneficio di migliorare l’outcome clinico.

La tecnologia può essere un ‘facilitatore’ per coniugare la qualità dell’assistenza e un utilizzo razionale delle risorse?

La tecnologia – in particolare quando applicata alla cronicità – ha sicuramente il potenziale valore di favorire e migliorare la qualità assistenziale con un impiego più appropriato delle risorse. Nel diabete, questo approccio ha un chiaro esempio applicativo nella gestione quotidiana della malattia e, in particolare, nell’autocontrollo glicemico che il paziente deve effettuare come parte integrante del trattamento e come strumento guida alla cura.

Lo sviluppo e utilizzo di digital solutions (app o web-app) permette oggi al paziente o, eventualmente al care-giver, non solo di comprendere e interpretare i dati glicemici rilevati per attuare una tempestiva azione terapeutica, ma anche di poter condividere le informazioni con il proprio curante o familiare. E non è tutto: l’utilizzo di approcci di telemonitoraggio dei parametri fondamentali (glicemia, pressione arteriosa, peso) e della teleassistenza da remoto (servizi di tele-salute con centrale operativa e staff medico) hanno il vantaggio di migliorare la gestione acuta (eventi ipo- e iperglicemici) e cronica (miglioramento controllo glicometabolico), nonchè di ridurre gli accessi ospedalieri per eventi acuti o non-motivati e di ottimizzazione la qualità della visita, grazie al minore tempo dedicato all’identificazione delle problematiche e alla comprensione del trend glicemico, già gestiti da remoto.

È alla luce di queste considerazioni che noi, come Johnson & Johnson Diabetes Care seguendo la nostra visione di “Creare un mondo senza limiti per le persone con diabete”, abbiamo sviluppato con FD W.OR.L.D. Care, uno tra i principali interlocutori italiani nello sviluppo di servizi innovativi ad alto valore aggiunto nel campo dell’assistenza medica a distanza, il servizio Onetouch24. Si tratta di una App che permette di monitorare i parametri glicemici e che, in caso di bisogno consente di mettersi in contatto con un medico disponibile tutti i giorni della settimana, 24 ore su 24. È importante sottolineare come questo servizio di teleassistenza sia sostenibile per il Servizio Sanitario Nazionale in quanto totalmente gratuito e che, comunque, non si sostituisce al proprio medico curante e al personale dedicato, ma mira, piuttosto, a supportare il paziente nella gestione quotidiana della propria malattia, fornendo un immediato riscontro in caso di necessità clinica, dubbi o bisogno di informazioni.