“L’accreditamento e l’adozione di nuovi strumenti digitali in ADI”. Cyrille Ferrechat, Direttore Generale Medicasa Italia, Gruppo Air Liquid

L’edizione di quest’anno di Long-Term Care si focalizzerà, tra gli altri, sul tema della continuità assistenziale. In che modo la ridotta disponibilità e le disuguaglianze geografiche nell’offerta di ADI possono rappresentare un elemento di criticità per il buon funzionamento delle reti territoriali, anche di quelle più virtuose?

L’assistenza domiciliare integrata può essere considerata l’ultimo miglio della continuità assistenziale: se non si è in grado di intervenire a domicilio, si è vincolati al rigido schema del numero dei posti letto delle strutture, siano esse sanitarie, socio – assistenziali, di cure intermedie o altro. La possibilità che le reti territoriali arrivino al domicilio è la vera sfida della LTC. Perché questo avvenga, il SSN, la programmazione regionale, le ASL e i singoli distretti, oltre a destinare budget adeguati all’ampiezza del servizio, devono investire su operatori affidabili, in grado di fornire una molteplicità di servizi al paziente, di garantire formazione e aggiornamento al personale sanitario, di investimenti adeguati in tecnologia e innovazione.

Il cambiamento dell’approccio al paziente anziano e fragile passa anche attraverso un maggiore utilizzo delle tecnologie che possono notevolmente facilitare il supporto e il monitoraggio del paziente, migliorandone la presa in carico. Tuttavia, nell’ambito dell’ADI, raramente la tecnologia raggiunge il domicilio dell’assistito. Come è possibile invertire questa tendenza?

Bisogna a mio parere intervenire su tre livelli: il primo è quello di dotare operatori, assistiti e distretti sanitari di sistemi di monitoraggio delle attività svolte. Medicasa si appresta ad adottare strumenti digitali innovativi per la gestione dei dati sanitari e organizzativi, che permetterà ad operatori, distretti e Medici di Medicina Generale di seguire il percorso sanitario del paziente anche a domicilio, monitorare i risultati e rivalutare in tempo reale il piano assistenziale e l’appropriatezza delle terapie erogate. Il secondo è quello del telemonitoraggio dello stato di salute del paziente domiciliare. Tuttavia tali progetti funzionano se attivati dai medici di riferimento, siano essi dell’ASL, dell’ospedale o di Medicina Generale: il monitoraggio, se non coadiuvato da uno specifico progetto assistenziale e di cura, si rivela inefficace. Il terzo, riguarda ancora gli investimenti pubblici nel settore, che dovrebbero premiare soluzioni e partner che favoriscono l’utilizzo di tali strumenti e tecnologie.

 Quali dovrebbero essere le coordinate per orientare l’organizzazione delle cure domiciliari e convergere verso modelli univoci, capaci di garantire a tutti un servizio quantitativamente e qualitativamente congruo?

A livello regionale, l’orientamento più innovativo è quello verso l’accreditamento di operatori di Assistenza Domiciliare Integrata che garantiscano, soprattutto per le alte complessità, elevati standard di servizio. Il modello dell’accreditamento consente inoltre agli erogatori di strutturare presenza, investimenti e servizio in un periodo medio lungo, puntando sulla qualità dell’offerta per il paziente e sull’integrazione con il Sistema Sanitario territoriale. A livello nazionale, invece, andrebbero previste regole omogenee e comuni per il servizio di ADI, che garantiscano inoltre la possibilità di superare la frammentazione dei servizi domiciliari erogati a favore di un modello che contempli una reale presa in carico integrata del paziente cronico domiciliare. Ritengo infine che siano maturi i tempi per l’avvio di una discussione in merito al riconoscimento di una tariffa unica domiciliare per presa in carico sul modello dei DRG ospedalieri.