Come vincere le resistenze alla vaccinazione: interventi fondati sulle evidenze – Prof. Raffaele Antonelli Incalzi, Presidente S.I.G.G.

Le resistenze alle vaccinazioni non sono solo un fenomeno “culturale”, sia pure nel senso deteriore del termine, ma anche l’effetto di inadeguate pratiche gestionali. Vincere le resistenze implica quindi un intervento multidimensionale che può articolarsi come segue:

  • Resistenza implicita, legata a difetto di procedura: la mancanza di una politica attiva di sensibilizzazione e richiamo e il mancato ricorso alla co-vaccinazione rappresentano a tutti gli effetti un fattore di resistenza alla vaccinazione, presente in non poche regioni italiane. Andrebbero quindi applicate le migliori pratiche gestionali, la cui efficacia è ampiamente provata. Basti pensare, ad esempio al successo delle campagne vaccinali antiinfluenzali in nazioni che hanno adottato il richiamo attivo e massivo. Anche l’istituzione del registro personale delle vaccinazioni ha documentata efficacia perché consente di cogliere le carenze della politica vaccinale e, così, adottare misure correttive.
  • Difetto di informazione e formazione dei medici e degli infermieri: nasce da una scarsa attenzione nei programmi didattici sia del corso di laurea che delle specialità più coinvolte nella cura di pazienti anziani. Non è provato, ma è logicamente atteso che una revisione dei programmi didattici, che faccia perdere ai vaccini la connotazione di argomento prettamente pediatrico, consenta una più ampia diffusione dei vaccini in età adulta e geriatrica. Inoltre, i congressi medici delle branche interessate alla vaccinazione nell’adulto e nell’anziano dovrebbero sistematicamente dedicare spazio al tema Vaccini.
  • Diffusione di credenze e timori immotivati: fin dal periodo scolastico andrebbe fornita una corretta informazione. E’ noto, in generale, che informazioni acquisite la prima volta in giovane età tendono a creare una traccia mnesica più solida, che può essere rafforzata da richiami periodici. Inviare ai soggetti candidati una informativa sui vaccini, includente una chiara e semplice disamina del rapporto costo/beneficio, come si fa per lo screening dei tumori del colon retto, ad esempio, sarebbe una vera misura di civiltà e di sanità pubblica. Esperienze di questo tipo si sono dimostrate efficaci. Inoltre, l’esempio fornito da opinion leader o, comunque, da personaggi pubblici molto popolari può senz’altro contribuire ad accrescere la consapevolezza e improntare i comportamenti. Invece, la sola disponibilità gratuita del vaccino non è risultata in grado di aumentare il tasso vaccinale.
  • Scarsa o superficiale conoscenza del razionale della vaccinazione: mentre viene esagerata la percezione del rischio del vaccino, è spesso ignorata la reale entità del rischio da cui i vaccino ci protegge. Fornire una corretta informazione in merito alle patologie che il vaccino previene e alle implicazioni delle stesse sullo stato di salute favorirebbe scelte più razionali e ponderate. Se è giusto e doveroso condurre campagna informative sui rischi correlati con il fumo o con l’obesità, non è meno degno di considerazione avviare iniziative informative sui rischi da influenza, polmonite, zoster…
  • Inadeguato stimolo alle vaccinazioni: avviare iniziative pilota come “Il giorno della vaccinazione”, con il fattivo sostegno di enti e istituzioni preposti all’assistenza sociale e sanitaria degli anziani, come le strutture semiresidenziali comunali, può accrescere consapevolezza e adesione alle campagne vaccinali.
  • Tardiva verifica di efficacia delle campagne vaccinali: oltre al consuntivo finale sarebbe molto opportuno un monitoraggi in corso d’opera così da cogliere tempestivamente eventuali discrepanze tra attese e risultati e adottare, quindi, misure correttive. In tal modo, dovrebbe attenuarsi il rischio di fallimento di una campagna vaccinale. Funzionale a tale scopo è anche l’istituzione del registro delle vaccinazioni, continuamente aggiornato.
  • Difetto di conoscenza delle strategie migliori da parte delle Autorità: l’analisi comparativa delle strategie adottate in diverse regioni e nazioni e lo studio dettagliato di quelle associate con successo della campagna vaccinale dovrebbe preludere all’implementazione di tali misure nelle zone a basso successo.

E’ quindi evidente che agire tramite più misure integrate costituisce l’approccio più razionale all’implementazione delle politiche vaccinali in età adulta e geriatrica. Tuttavia, la formazione e diffusione della cultura del vaccino, a tutte le età e con strumenti adeguati alla cultura e capacità ricettiva dell’interlocutore è, in prospettiva, la migliore garanzia di successo di tali politiche.